Approfondimenti - Terzo settore e formazione

Le organizzazioni nonprofit vivono il problema di dover convivere contemporaneamente con le proprie finalità sociali, le implicazioni morali delle proprie attività ed anche con le esigenze delle imprese immersa in un clima di limitate risorse economiche e in un mercato del lavoro sempre più difficile da governare. Questi due aspetti, oltre a richiedere un grande impegno per poter essere integrati correttamente, devono essere entrambi coltivati adeguatamente per poter ottenere buoni risultati immediati ed un solido sviluppo nel tempo.

La formazione è l'elemento centrale fra quelli che possano permettere lo sviluppo sano delle organizzazione.
La gestione strategica della conoscenza dell'organizzazione e del personale è l'unico sistema adatto a  governare i mutamenti economici e socilali repentini dell'attuale epoca.

Il terzo settore ha in sé le esigenze formative tipiche di tutte le organizzazioni economiche e per tanto deve essere in grado di saper coltivare le capacità, le competenze e le conoscenze dei propri operatori interni.
A differenza però delle attività di tipo economico, gli enti nonprofit sono fortemente caratterizzatri da prospettive etiche e morali e da una generale scarsità di risorse economiche; la loro forza risiede nella coesione sociale e nella stabilità della propria comunità interna.
Per questi motivi la formazione interna alle organizzazioni dle terzo settore non può riguardare solo aspetti di tipo operativo o professionale ma deve costantemente essere mirata al mantenimento e al rafforzamento dell'identità valoriale che mantiene unite le persone, i volontari e gli operatori.

Tutte le organizzazioni nonprofit, per le proprie caratteristiche intrinseche svolgono un ruolo sociale molto importante sempre rivolto verso l'esterno dell'organizzazione. In maniera implicita tutte le organizzazioni che svolgono attività sociali (indipendentemente dagli ambiti e dalle modalità di azione) hanno sempre un  ruolo educativo per la popolazione; d'altraperte, organizzazioni con lunghe esperienze possono svolgere una vera e propria funzione formativa, professionalizzante, in tantissimi settori del mondo del lavoro.

Interno dell'organizzazione

Formazione della comunità

Formazione del personale

Riguarda la creazione della coesione interpersonale fra i membri della comunità associativa.

Riguarda i rapporti interpersonali e la condivisione degli stessi valori e di una stessa mission.

Riguarda la crescita professionale degli operatori volontari o dipendenti posti a differenti livelli di un'organizzazione.

Ha lo scopo di aggiornare le competenze operative e aumentare la qualità delle azioni svolte dall'organizzazione.

Esterno all'organizzazione

Educazione della cittadinanza

Formazione professionale

Riguarda la diffusione dei valori di un organizzazione al di fuori dei confini associativi.

Mira al coinvolgimento e al cambiamento delle attitudini sociali della popolazione.

Riguarda la diffusione delle competenze tipiche del settore non profit al conteso lavorativo, la creazione di nuovi profili lavorativi e nuovi percorsi formativi formalizzati.




Formazione della comunità

Molte delle esperienze del terzo settore partono sulle ali dell'entusiasmo delle persone che, trovandosi di fronte ad un problema irrisolto della propria società, decidono di adoperarsi in prima persona e collettivamente per ideare una soluzione e realizzarla nel concreto.lla base di queste iniziative possiamo individuare il sentimento di partecipazione attiva, forti motivazioni e un grande senso comunitario.
Questi elementi sono ciò che viene definito “capitale sociale”, almeno nella nella visione di Putnam, cioè un “insieme di quel clima relazionale di fiducia, di appartenenza, di senso civico che permette il buon funzionamento delle istituzioni e di progetti di tipo economico…”.

Indipendentemente da quali forme possano assumere l'entusiasmo, le motivazioni, la partecipazione e le idee sono la reale ricchezza delle organizzazioni sociali e per questo il capitale sociale interno è il primo aspetto che deve essere coltivato in una organizzazione, pena la perdita della forza vitale di qualsiasi iniziativa.

Ogni ente deve favorire un clima relazionale dei propri membri, far crescere il senso di appartenenza attiva alla comunità, mantenere alta la motivazione e l'interesse per il problema e le sfide che si stanno affrontando. Utilizzando altre parole, un obiettivo formativo che è possibile individuare è quello della costruzione della comunità, che è un processo che non si risolve una volta per tutte ma è continuo e realizzato attraverso la creazione di relazioni personali tra i membri della comunità, lo scambio di idee e la definizione sempre più approfondita della propria identità associativa.


Educazione della cittadinanza

Parlando di capitale sociale, Putnam allarga la propria visione anche ad aspetti della vita sociale esterni ad una singola organizzazione: reti, norme sociali e senso di fiducia.
Tra i diversi fattori che facilitano l’azione collettiva individua in particolare la civicness, cioè la cultura civica identificata come “la diffusione di un’ampia fiducia interpersonale che facilita la cooperazione tra i cittadini per obiettivi comuni e il funzionamento delle istituzioni politiche”. 

Le organizzazioni del terzo settore, che svolgono il proprio ruolo tra in quella mesosfera fra lo Stato e i cittadini non possono non porsi difronte alla necessità di alimentare la crescita e lo sviluppo  culturale e sociale della cittadinanza: un ulteriore obiettivo formativo che le organizzazioni non profit si devono porre per svolgere a pieno il proprio ruolo è quello di informare ed educare i cittadini ai temi di utilità sociale al fine di fornire alla società  idee e motivazioni che possono segnare l'avvio di nuovi impegni civici.

In questa direzione, l'Educazione Civica può rappresentare un aspetto caratterizzante nell tentativo di dare una sempre più precisa definizione identitaria del terzo settore.
Essendo radicate nel territorio e basandosi su principi morali molto forti ma anche molto differenziati e pluralisti, le organizzazioni civili rappresentano già implicitamente il campo della sperimentazione democratica, all'interno del quale il cittadino responsabile può individuare i propri valori e metterli in pratica con il sostegno di una collettività che condivide con lui quegli stessi valori.
Una funzione educativa implicita può però diventare un obiettivo esplicitamente dichiarato nel momento in cui un'organizzazione sociale è in grado di porsi come soggetto educativo a tutto tondo quando, oltre ad inserire all'interno della propria mission il coinvolgimento della popolazione, attiva strutture preposte alla formazione di propri operatori educativi, quando si rivolge agli insegnanti e studenti fornendo loro servizi non diretti al solo superamento di un particolare ostacolo sociale, ma quando si adopera per fornire strumenti conoscitivi ampi, favorisce al comprensione dei fenomeni e stimola, prima ancora della risoluzione dei problemi, l'attivazione e la coscienza civica.

La forza della comunità interna e i rapporti che l'organizzazione riesce a creare con il territorio e la cittadinanza sono la ricchezza principale di un'organizzazione. Questi devono pertanto essere adeguatamente coltivati al fine di mantenere solida e attiva tutta la struttura associativa.
La formazione in questa dimensione comunitaria (interna o allargata al territorio) ha un'obbiettivo educativo incentrato sulla condivisione e lo scambio di valori etici, possibile solamente attraverso l'uso del dibattito e dell'icontro tra persone.


La formazione professionalizzante

Le idee e le buone motivazioni spesso non sono sufficenti per ottenere anche buoni risultati.
Le organizzazioni del terzo settore devono infatti affrontare il fatto che per realizzare qualsiasi tipo di progetto servono ormai un alto numero di risorse umane, strumenti sofisticati e capacità operative.
Le società attuali richiedono ormai una capacità manageriale di alto livello: per poter svolgere una attività qualsiasi, un'organizzazione sociale deve ottenere il permesso da parte delle autorità locali, deve ottenere accordi con le strutture private e cercare altri partner, deve curare gli aspetti della comunicazione e dell'immagine, deve fornire un servizio di qualità, deve gestire i propri operatori, deve gestire le spese e saper trovare i finanziamenti... Tutto ciò necessità di competenze pratiche, sia di tipo gestionale-amministrativo che operativo le quali, se non supportate da una lunga esperienza, richiedono perlomeno una formazione specifica.

Dal punto di vista della formazione interna, le organizzazioni nonprofit, non sono diverse da qualsiasi altro tipo di azienda. Se nel mondo imprenditoriale si avverte la necessità di una formazione continua del personale, di una migliore formazione manageriale, di una continua ricerca di innovazione, anche le organizzazioni sociali hanno la necessità di aggiornare frequentemente le proprie conoscenze e abilità interne.
Entrano
così in gioco gli aspetti che legano maggiormente il terzo settore al settore imprenditoriale: non si può negare l'esistenza di una sorta di concorrenza fra strutture che operano nello stesso ambito e una lotta accanita rispetto alle ristrette risorse a disposizione. In questo quadro la qualità del servizio, garantito solo da una alta capacità operativa e da capacità manageriali sofisticate, fa la differenza e distingue quelle organizzazioni che riescono facilmente a superare i tanti momenti di difficoltà tipici del settore sociale (mancanza di fondi, mancanza di personale, ostacoli amministrativi, crisi identitarie) da quelle che fanno fatica semplicemente per rimanere vive.

La formazione del personale è dunque un'ulteriore obiettivo formativo che non può essere in alcun modo lasciato all'improvvisazione e al caso.
In tutte le organizzazione è possibile riconoscere due livelli distinti di necessità professionali: da una parte esistono esigenze manageriali, che riguardano le attività amministrative e la gestione del lavoro e delle risorse economiche e umane dell'organizzazione; dall'altra invece ci sono gli aspetti operativi che riguardano la realizzazione delle mansioni associative più disparate.
Entrambi i livelli di formazione sono necessari in qualsiasi organizzazione per garantire che vengano raggiunti elevati standard di qualità ed efficenza nei servizi rivolti agli associati e all'utenza.

Definita quelle dalla formazione professionale degli operatori una esigenza tipica anche dell organizzazioni nonprofit sorge però il problema di chi possa svolgere il ruolo di formatore di professionalità particolari e ancoorta non completamente riconosciute.
Se il livello manageriale può spesso sfruttare i percorsi formativi tipici dei dirigenti di azienda (corsi universitari, scuole di specializzazione, master) tuttavia per gli aspetti più caratterizzanti e tipici, come quello delle attività pratiche di molte realtà del terzo settore, non esistono specifiche offerte formative.

E' allora il terzo settore che deve porsi come ulteriore obiettivo nel quadro della formazione quello di svolgere il ruolo di formatore professionalizzante per organizzare una offerta di formazione ad hoc per quei lavoratori che vogliano impegnarsi nelle attività delle organizzazioni non profit.
Alcune grandi organizzazioni possono essere in grado di gestire corsi in proprio o vere e proprie Scuole di formazioni, oppure collaborare con centri di formazione e università per partecipare ad un'offerta formativa specificatamente mirata alle nuove professioni del terzo settore; le piccole realtà però, pur avendo magari forti competenze ede esperienze valide anche sul piano delle formazione non è detto che siano in grado di organizzare propri corsi di formazione: l'e-learning in questi casi potrebbe essere un utile strumento di sviluppo.

 


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Ultimo aggiornamento (Martedì 22 Dicembre 2009 13:10)